Quando dico di no, mi sento in colpa

20th Mag 2019, author: M.Bruscella

Utilizzate il No raramente perché date precedenza ai desideri ed alle esigenze degli altri? Avete il timore che un vostro rifiuto possa rovinare le relazioni con gli altri? Generalmente, evitate di dire agli altri cosa provate o cosa pensate per non tediarli con i vostri problemi? Siete estremamente preoccupati di far piacere e di essere utili? Spesso dimenticate di soddisfare i vostri bisogni ed i vostri interessi? Vi è difficile conciliare i vostri desideri e quelli di coloro che vi circondano? Se avete risposto affermativamente a tutte o ad alcune di queste domande potreste aver bisogno di sviluppare maggiore assertività.

L’assertività è uno stile di comunicazione efficace, ci permette di esprimere le nostre emozioni, i nostri pensieri, le nostre credenze e le nostre opinioni in modo aperto, senza violare i diritti degli altri. Le persone, tuttavia, manifestano con molta frequenza altri stili di comunicazione. Ad esempio si comportano in modo aggressivo, violando i diritti degli altri, o passivo, violando i propri diritti. Probabilmente avrete anche sentito parlare di stile passivo-aggressivo (o manipolativo) che caratterizza alcune persone che sono aggressive in maniera passiva o indiretta. Queste persone, pur essendo molto arrabbiate non agiscono apertamente in modo aggressivo ma influenzano, manipolandolo, il comportamento degli altri.

Storie

“Maurizio è uno psicologo clinico che ha delle difficoltà a gestire i suoi pazienti. Molti di loro saltano gli appuntamenti, arrivano in ritardo, oppure non pagano. La sua segretaria aggiunge altro caos organizzativo perché è inefficiente e disordinata. Maurizio ha paura di essere respinto dalle persone e particolarmente di perdere i suoi pazienti. Ciò sta rovinando la sua attività, ma lui non fa niente – nonostante vorrebbe – ed a volte si dimostra addirittura comprensivo con i pazienti che lo lasciano. Maurizio sta accumulando una forte dose di rabbia, è come un vulcano che sta per esplodere …”. Il comportamento di Maurizio può essere considerato passivo (anassertivo)

“Lina è un medico tristemente noto per la sua ostilità. Parla spesso con i colleghi del rapporto con sua madre, considerata ipocondriaca e dei problemi che ha con i figli, che non fanno quello che devono. Raramente sorride, è dura ed ha una voce forte e ruvida. Quando parla con qualcuno, apre gli occhi minacciosamente e gli gira intorno. Facilmente perde il controllo e non valuta le conseguenze delle sue parole. I suoi colleghi riconoscono che è un buon medico, ma sono preoccupati delle sue reazioni aggressive. Quando qualcuno le fa notare che “a volte è un po’ rude” lei ribadisce che i forti devono imporsi sui deboli e che le persone inette devono essere punite. La sua credenza di base è che lei è migliore e più importante degli altri e non le interessa quello che gli altri provano o pensano. Il suo comportamento ispira paura, ma non rispetto, ed è tipicamente aggressivo”.

“Emilio è una persona taciturna, si aggira per i corridoi dell’ufficio, ostentando interesse per il lavoro dei colleghi. In realtà è molto insoddisfatto del suo lavoro, ha pensieri estremamente negativi ed un forte risentimento con il Direttore. Quando si trova a discutere con gli altri, nelle riunioni periodiche organizzate a lavoro, non dice quasi mai quello che pensa ma utilizza l’ironia ed il sarcasmo per esprimere il suo disagio. Non accusa nessuno ma spesso fa lunghi giri di parole ed allude a responsabilità di altre persone … Il suo stile è tipicamente passivo-aggressivo o manipolativo”

“Marta è stata vittima della suocera per quattro anni. Suo marito è il più giovane di 8 figli. È l’unico maschio ed il pupillo di sua madre. Quando la madre venne a sapere che stava per sposarsi, pianse per una settimana ed odiò fortemente Marta. Marta, man mano che il tempo passava imparò suo malgrado a convivere con questo problema. Dopo il matrimonio, la suocera cominciò ad interferire pesantemente nelle decisioni della famiglia, condizionando le scelte del nucleo sugli interessi dei figli, sull’alimentazione, sull’abbigliamento e sulle vacanze, si intrometteva in ogni cosa. Marta decise di richiedere un aiuto professionale, e dopo alcune settimane, capì che se voleva salvare il suo matrimonio, avrebbe dovuto essere più assertiva. Nonostante gli scoppi di rabbia, le liti e le lamentele della suocera, Marta fu capace di esprimere i suoi sentimenti senza essere aggressiva o passiva, ma assertiva. In una delle loro discussioni, Marta espresse in un tono fermo e chiaro la seguente affermazione “Ora ti dirò qualcosa che mi crea disagio da anni e che forse non ti ho detto per paura o per puro rispetto. Io capisco che le tue intenzioni sono buone e quello che vuoi veramente è prenderti cura e proteggere tuo figlio. Sei benvenuta nella mia casa e ti considero una brava persona. Tuttavia, ti voglio dire alcune cose che penso rispetto a quello che fai e che mi causano disagio perché ritengo che la mia privacy e il mio spazio siano stati invasi. Mio marito ed io abbiamo bisogno di più privacy per prendere le nostre decisioni. Ti posso assicurare che non danneggerei mai tuo figlio, credimi”. La donna reagì male si sentì profondamente offesa e oltraggiata e si allontanò, per qualche tempo non si fece più viva. Qualche mese dopo la donna comprese i suoi errori e pur riprendendo le visite a casa del figlio moderò tantissimo le sue ingerenze”.

“Giovanni è impiegato presso una azienda che si occupa di software gestionali, è un vero e proprio genio del computer … è sempre disponibile con i colleghi quando hanno delle difficoltà con i programmi … spesso deve risolvere centinaia di piccoli problemi prima di poter terminare i suoi compiti ed è costretto a portare del lavoro a casa. Non se la sente di negare il suo aiuto perché teme di rovinare il bel rapporto con i colleghi. Pur essendo molto bravo da anni svolge la stessa mansione mentre alcuni colleghi che hanno iniziato con lui sono stati promossi in altri ruoli più gratificanti. Dice di essere soddisfatto di quello che fa e di essere orgoglioso, non si espone perché gli da fastidio e non si attribuisce meriti in presenza del capo, anche perché prova un certo imbarazzo. Spesso è “bonariamente” preso in giro dai colleghi per questa sua estrema disponibilità di lui dicono che non dice mai di “no”.

“Roberta è una commessa in un negozio di scarpe, alle prese con un capo che non è d’aiuto. Spesso viene lasciata da sola nello svolgimento delle sue mansioni, mentre il suo capo passa molto tempo nel suo ufficio, che è nel retro del negozio. Teme di perdere il lavoro e siccome pensa di godere della stima del proprietario, ha difficoltà a chiedere ferie e spesso va a lavoro anche quando non sta proprio bene. Il lavoro per lei è tutto. Un giorno entrò una cliente abituale che desiderava cambiare degli stivali che aveva comprato molto tempo prima, e che erano stati indossati. Roberta si rivolse al suo capo, il quale le disse sgarbatamente di non prendere tempo e di restituire gli stivali alla signora. Roberta riferì con cortesia il messaggio alla cliente, la quale furiosa usci dal negozio sbattendo la porta. Roberta si sentì molto male, non riusciva a tollerare l’idea di non essere stata utile alla cliente e temeva inoltre di aver deluso il datore di lavoro”.

“Domenico è un ragazzo di sedici anni, spesso ha delle discussioni con i genitori perché rientra a casa sempre dopo l’orario stabilito. Nonostante l’impegno ed i litigi, non riesce proprio a rispettare gli impegni. Riferisce che quando si trova con gli amici, che rimangono fuori fino a tardi, vorrebbe rientrare in orario ma non riesce a trovare il coraggio di congedarsi da loro. Teme di essere considerato un ragazzino, e nonostante stia sulle spine tutto il tempo, prefigurandosi la lite che avrà con la mamma quando rientrerà, rimane fino a tardi, non riesce proprio a dire di no agli amici che lo esortano a rimanere, teme di perdere la loro amicizia o il loro rispetto”.

“Ida è una donna di 54 anni, casalinga, madre di 3 figli. Suo marito è un rappresentante molto affermato di 56 anni. Suo marito è sempre in giro, spesso dorme fuori e torna a casa il fine settimana. Conducono questa vita da quando si sono sposati. Ida ha rinunciato ai suoi interessi, ha abbandonato l’università per dedicarsi alla famiglia, vista l’assenza del marito. Ida ha sempre appoggiato le decisioni del marito, confidando del suo buon senso, anche quando si sono poi rivelate sbagliate. È stata per anni completamente assorbita dai figli, ma ora che il figlio minore si è iscritto all’Università sta vivendo un momento di forte crisi. Si sente frustrata, sente che la vita le è passata davanti e non ha mai rispettato se stessa, i suoi bisogni e le sue aspirazioni, vive un momento di forte crisi, esacerbata dalle liti con il marito che le rimprovera di essere una persona che non prende mai posizione”.

Assertivita’

 

Il comportamento assertivo è tipico della persona che rispetta i diritti propri e quelli altrui, non permette agli altri di essere aggressivi, non li subisce, non esige che gli altri modifichino le loro opinioni, non giudica gli altri, decide per se stessa e non si assume responsabilità che non le competono, ha stima di sé e dell’altro (“io sono ok, tu sei ok) sa esprimere le proprie opinioni e le proprie emozioni in modo funzionale, raggiunge i suoi obiettivi, sa che cosa vuole e lo persegue senza calpestare gli altri. L’obiettivo generale è soddisfare i bisogni e rispettare gli stati d’animo e i diritti di entrambe le parti; valorizzare i contributi di tutti.

L’assertività è caratterizzata da comportamenti e pensieri appresi. Siamo tutti nati assertivi. Pensate ad un bambino. I bambini piangono quando vogliono qualcosa, esprimono emozioni liberamente, poi a poco a poco adattano i loro comportamenti, in sintonia con le risposte che ricevono dall’ambiente, cioè dalla famiglia, dai pari, da figure autorevoli ecc. Ad esempio, se in famiglia, o nel gruppo dei pari si utilizzano litigi o urla per affrontare i conflitti, il bambino imparerà a fronteggiare i conflitti secondo queste modalità. Se si insegna ad un bambino a compiacere prima gli altri e mettere in secondo piano se stesso, egli, in futuro, troverà difficile essere assertivo in relazione alle sue necessità.

Il comportamento passivo è tipico della persona che subisce gli altri, è incapace di esprimere le proprie opinioni o sentimenti, fa fatica a prendere decisioni, ritiene gli altri migliori di se stessa (“io non sono ok, tu sei ok”) teme e dipende dal giudizio altrui, è incapace di rifiutare le richieste, tende a sottomettersi al volere dell’altro. L’obiettivo generale è evitare un possibile conflitto e/o far piacere all’interlocutore accondiscendendo a delle sue richieste esplicite o anche implicite.

Il comportamento aggressivo è tipico della persona che tiene conto esclusivamente di se stessa e della propria gratificazione, calpesta i diritti altrui, ritiene di essere sempre nel giusto, attribuisce agli altri la responsabilità dei propri errori, svaluta l’altro (“io sono ok, tu non sei ok”) è rigida, inflessibile rispetto alle sue posizioni, o meglio, non distingue le opinioni dalla realtà oggettiva e tende a dare per assolute e giuste solamente le proprie. L’obiettivo generale è “averla vinta a tutti i costi!!”.

Una variante del comportamento aggressivo è il cosiddetto comportamento manipolativo (passivo- aggressivo). Queste persone non specificano cosa vogliono, ma usano metodi indiretti, quali l’ironia, il sarcasmo, i discorsi allusivi, in modo che l’altro debba supporre le loro intenzioni o sentirsi in colpa o responsabile. È possibile capire ad un tratto di essere stati manipolati per molto tempo. Si può avere la sensazione di aver agito ingannevolmente contro le proprie convinzioni.

Molte difficoltà interpersonali sono legate all’ansia o alla rabbia connessa all’impossibilità di esprimere i propri sentimenti, le proprie idee in modo soddisfacente e socialmente efficace. Il comportamento passivo o anassertivo è considerato estremamente penalizzante nelle relazioni sociali, e spesso è causa di numerose difficoltà a livello di funzionamento personale, interpersonale e lavorativo. Anche il comportamento aggressivo ha notevoli conseguenze negative sui rapporti con le persone e potenzialmente incide sulla salute psico-fisica.

Interventi e trattamenti

 

Per tale motivo l’assertività, è divenuta negli ultimi anni oggetto di intervento psicologico e di specifici training strutturati in terapia cognitivo comportamentale. Il training assertivo, attraverso l’utilizzo di varie tecniche, promuove lo sviluppo e la pratica di abilità verbali (come dire di no, come rispondere a, o fare, critiche, come accettare complimenti ecc.) di abilità nel comprendere i segnali del comportamento non verbale e di tecniche per gestire la propria attivazione emotiva connessa all’ansia nei rapporti sociali (tecniche di respirazione rilassamento muscolare). Nel corso di un training assertivo la persona impara a riconoscere l’irrazionalità di alcune sue credenze, a sviluppare nuove convinzioni più adattive e funzionali e a mettere in atto i necessari comportamenti volti a superare le difficoltà nelle relazioni familiari, scolastiche, amicali o lavorative.

Bibliografia

 

Giusti, A. Testi (2012). L’assertività vincere quasi sempre con le 3A. Psicoterapia Counseling- Collana di Edoardo Giusti Ed Sovera.

Walter Riso Practical guide (2013). How to be Assertive and Avoid Being Manipulated. Phronesis

Aaron T. Beck. In superficie c'è molto più di quel che sembra
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