Quando la paura del giudizio ti impedisce di vivere

08th Giu 2019, author: M.Bruscella

Quando un adolescente inizia ad essere più consapevole di ciò che pensano gli altri, comincia a sviluppare la convinzione che ci siano cose giuste e cose sbagliate da indossare, da dire o da fare nelle diverse situazioni sociali. L’idea di base è che ci sono cose imbarazzanti da non fare assolutamente che potrebbero far perdere “punti” nei confronti di amici e conoscenti. Una tendenza estrema di questo tipo può condurre allo sviluppo di ansia sociale. In queste circostanze l’idea di essere osservati e giudicati – vivendo costantemente l’imbarazzo dovuto alla convinzione di essere al centro dell’attenzione – può comportare limitazioni, anche gravi nel funzionamento scolastico, sociale e relazionale del bambino o dell’adolescente.

Una testimonianza

 

“Mi posiziono, dietro ad un pilastro mentre tutti ballano, non voglio nascondermi, ma sono così nervosa … e pensare che mi preparo per questa festa da due settimane. Mi guardo in giro e vedo Carla e Giulia (due mie compagne di classe) che guardano dalla mia parte … poi si mettono a ridere. O mio Dio! lo sapevo, questa maglia mi sta malissimo! Mi sale il cuore in gola, comincio ad arrossire e vorrei scomparire… ora parleranno male di me con tutti, cercherò di mettermi seduta e non farmi notare. Mario, il festeggiato, mi chiama a voce alta e mi invita a prendere qualcosa al buffet. Vengo colta da un’improvvisa sensazione di calore al volto … perché mi succede … sono una frana …. ora tutti lo noteranno. È terribilmente umiliante … ma, guardando il pavimento, inizio ad attraversare la sala. Sento tutti gli sguardi su di me mentre cerco di sorridere e timidamente mi avvio verso Mario … l’imbarazzo è alle stelle … quasi mi sento svenire … lo sapevo, sono vestita malissimo. Ecco, si è voltato dall’altra parte …. anche lui pensa che sono vestita male … si sarà accorto che sono in imbarazzo … ho perso tutti i punti. Sono vicina al tavolo, a voce bassa dico “come va ?” … ma che domanda stupida e che tono di voce soffocato … sono un disastro … ho completato la mia opera. “Prendi qualcosa?” – dice Mario – e mentre mi affanno nella ricerca del pasticcino più piccolo (perché sono a disagio a mangiare di fronte a tutti) mi guarda e dice “Sono felice che tu sia venuta, non ci speravo, stai benissimo”. Sarà sincero? Forse mi prende in giro … prima ho visto che ha salutato Cala e Giulia … Comunque lo ringrazio e mi allontano cercando un percorso tra le persone che non conosco … andò via subito … è stata una serata terribile. È l’ultima volta che vengo a queste feste … accadono tutte a me … una continua umiliazione …”

Disturbo d’ansia sociale

 

Il Disturbo d’ansia sociale è caratterizzato da paura o ansia marcate relative a una o più situazioni sociali nelle quali il bambino o l’adolescente è esposto al possibile esame di coetanei o di adulti. Ciò può accadere nelle interazioni sociali (per es., avere una conversazione, incontrare persone sconosciute), in quelle dove è possibile essere osservati (per es., mentre si mangia o si beve) ed in quelle nelle quali è necessario eseguire una prestazione di fronte ad altri (per es., fare un discorso, una interrogazione, una esibizione artistica o sportiva ecc). L’individuo teme che agirà in modo tale o manifesterà sintomi di ansia che saranno valutati negativamente (cioè saranno umilianti o imbarazzanti; porteranno al rifiuto o risulteranno offensivi per altri). Nei bambini più piccoli, la paura o l’ansia possono essere espresse attraverso il pianto gli scoppi di rabbia, l’immobilizzazione (freezing), l’aggrappamento (clinging), il ritiro (shrinking) o la difficoltà a parlare durante le interazioni sociali. Le situazioni sociali temute sono evitate – e ciò impoverisce la vita sociale e relazionale – oppure sono affrontate con paura o ansia intense. I sintomi possono essere così gravi da somigliare a veri e propri attacchi di panico caratterizzati da palpitazioni, dolore toracico, sudorazione, tremori, nausea, intorpidimento o formicolio, vampate di calore, mancanza di respiro e vertigini. I bambini più piccoli possono protestare quando sono costretti ad allontanarsi dai genitori, fare capricci quando devono incontrare nuove persone o compagni di classe, rifiutare di giocare con gli amici o fingere di essere ammalati al momento di un evento sociale. Al contrario, gli adolescenti possono semplicemente evitare incontri di gruppo o mostrare poco interesse nel fare nuove amicizie. Il funzionamento scolastico può essere compromesso a causa di difficoltà nell’ingresso a scuola, frequenti ritardi o capricci mattutini nei più piccoli, difficoltà di concentrazione che influiscono sulle prestazioni (interrogazioni, compiti, discussioni ecc.). Occorre sottolineare che, in tutte le situazioni elencate, la paura o l’ansia sono sproporzionate rispetto alla reale minaccia della situazione sociale e questo rappresenta uno dei fattori che differenzia un comportamento ansioso da uno caratterizzato semplicemente da timidezza. Per diagnosticare il disturbo d’ansia sociale, la paura, l’ansia e l’evitamento devono essere persistenti e durare almeno 6 mesi.

Come si sviluppa

 

Il disturbo d’ansia sociale si sviluppa solitamente tra gli 8 ed i 15 anni di età, ma bambini ed adolescenti tendono a dissimulare l’ansia ed a nasconderla, per cui genitori ed insegnanti potrebbero non accorgersi del fatto che qualcosa non va. In alcune circostanze l’esordio può verificarsi anche nella prima infanzia. Occorre sottolineare che il disturbo d’ansia sociale è qualcosa di diverso dalla normale timidezza. Bambini ed adolescenti timidi hanno solo bisogno di un po’ di tempo in più per “rompere il ghiaccio”, mentre i pari età affetti dal disturbo possono limitare seriamente il funzionamento a scuola, in famiglia, la possibilità di avere amici e di far parte della comunità dei pari. Talvolta il disturbo emerge da una storia infantile di inibizione o timidezza, può avvenire in seguito a un’esperienza stressante o umiliante (per es., essere vittima di bullismo, sentirsi male durante un discorso in pubblico), oppure può svilupparsi lentamente, in modo insidioso. Gli adolescenti manifestano comportamenti molto più marcati di evitamento e numerose paure connesse alle interazioni sociali, soprattutto con i pari. Nella popolazione generale, circa il 30% degli individui con disturbo d’ansia sociale sperimenta una remissione dei sintomi entro 1 anno, e circa il 50% sperimenta una remissione nel giro di pochi anni. In circa il 60% degli individui senza un trattamento specifico per il disturbo d’ansia sociale, il decorso ha una durata di diversi anni.

Quanto e’ frequente e quali sono i fattori di rischio

 

Nei bambini e negli adolescenti la stima di prevalenza a 12 mesi nei del disturbo d’ansia si attesta tra lo 0,5 ed il 2,0%; i tassi di prevalenza tendono a diminuire con l’età. Il disturbo si manifesta con più facilità nelle femmine con una frequenza da 1,5 a 2,2 volte maggiore. Gli elementi considerati importanti per lo sviluppo del disturbo fanno riferimento a fattori di rischio :

temperamentali (inibizione comportamentale e paura della valutazione negativa);

ambientali (eventi stressanti, maltrattamento infantile o di altre avversità psicosociali con esordio precoce);

genetici e fisiologici (i parenti di primo grado hanno una possibilità da due a sei volte maggiore di sviluppare il disturbo d’ansia sociale).

Il temperamento descrive lo stato iniziale da cui parte lo sviluppo della personalità. Sin dalla prima infanzia si possono osservare differenze nelle reazioni dei bambini alle diverse situazioni. Alcune caratteristiche temperamentali rilevabili nel comportamento, compaiono precocemente, mostrano relativa stabilità nello sviluppo, tuttavia, non rappresentano fattori genetici. I tratti temperamentali del disturbo d’ansia sociale sono riferiti : al mostrare paura e ritiro in situazioni non familiari ed alla tendenza a valutare negativamente o ad opporsi ad attività nuove o incerte degli altri.

Interventi e trattamenti

 

L’ansia sociale può essere efficacemente trattata attraverso approcci terapeutici di derivazione cognitivo comportamentale. Le modalità comprendono interventi cognitivi (rielaborazione e ristrutturazione a carico di contenuti e processi di pensiero) volti a discutere con il bambino gli errori di valutazione degli eventi (caratterizzati da catastrofizzazione ed errata attribuzione di significati ad eventi specifici) ed interventi comportamentali volti a consentire al bambino o all’adolescente di affrontare le situazioni ansiogene. Una ulteriore procedura utilizzata è quella detta di esposizione. Il terapeuta attraverso l’esposizione esorta la persona ad affrontare gradualmente tutte le situazioni associate all’ansia al fine di ridurre lentamente l’intensità della risposta alla paura. Molte terapie comprendono inoltre il coinvolgimento di genitori e caregiver che ricevono suggerimenti utili a facilitare la corretta gestione del disturbo e ad agire in modo da non mantenere attivo il problema del figlio. Quando il funzionamento personale, scolastico e sociale del bambino o dell’adolescente risulta molto compromesso – ed aggravato da numerose risposte somatiche derivanti dall’ansia come sudorazione, palpitazioni, ed altri disturbi psicofisiologici – può essere utile l’avvio di una idonea terapia farmacologica.

Bibliografia

 

American Psychiatric Association (APA, 2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM–5)

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