Mi sento troppo brutta per vivere

21st Mag 2019, author: M.Bruscella

Il Disturbo di dimorfismo corporeo è un disturbo d’ansia legato al corpo ed alla propria immagine. Le persone con questo disagio sviluppano preoccupazioni costanti per il loro aspetto e sperimentano elevati livelli di ansia che hanno un effetto dirompente nelle loro vite.

“Frequentavo la scuola elementare quando iniziai a pensare che avevo un aspetto goffo. Ero una ragazzina insicura e la vita a casa era molto instabile da quando i miei genitori si erano separati. Avevo bisogno di rassicurazioni e volevo sentirmi amata ed accettata. Non ho mai sentito mia madre vicina e mi mancava la figura paterna … Penso di aver trascorso la mia infanzia in uno stato depressivo … per uscirne ho iniziato a pensare che la chiave di tutto, per sentirsi meglio, fosse l’aspetto fisico. Ho sofferto di attacchi di panico … sentivo di essere strana … Frequentare la scuola diventò un problema … dovevo lottare tutte le mattine. Nonostante avessi degli amici ed ero brava in alcune materie mi ero convinta di non esserlo abbastanza”.

“Vivevo con ideali di perfezione in tutto quello che facevo. Lo specchio era il mio migliore amico ed allo stesso tempo il mio peggior nemico. Mi guardavo allo specchio per affrontare le mie emozioni negative. Dicevo a me stessa : – se solo potessi apparire diversa … tutto cambierebbe -. Mi nascondevo dietro strati di trucco e mi pettinavo in modo da nascondere quelli che ritenevo i miei difetti. Credevo di essere un mostro. Dovevo nascondere la mia vera identità al mondo, ad ogni costo. Così, all’età di quindici anni abbandonai la scuola e mi isolai dal mondo per circa un anno. Persi il contatto con tutti e la mia vita diventò fredda e solitaria. Trascorrevo le giornate a guardarmi allo specchio, chiedendomi cosa ci fosse di sbagliato in me e perché non potevo essere normale come tutte le altre ragazze”.

“A sedici anni mi trasferii a Milano ed iniziai a lavorare. I colleghi mi facevano complimenti, mi dicevano che avevo l’aspetto di una modella e nonostante tutta questa attenzione positiva, quando tornavo a casa ripiombavo nella mia realtà infernale. Passavo ore a guardarmi allo specchio ed a preoccuparmi in maniera ossessiva di quello che mangiavo. Controllavo il mio profilo da tutte le angolazioni possibili, sotto ogni tipo di luce, e finivo sempre per disprezzarmi … e piangere. Questo non era vivere … tiravo avanti per sopravvivere. Non mi sentivo degna di essere felice. Così scappavo … ma ogni volta scoprivo che non potevo allontanarmi da me stessa”.

Ogni nuova casa, nuova città, nuovo lavoro, per me significavano speranza di cambiamento ma non cambiava mai nulla. Ricordo il giorno in cui per la prima volta sentii parlare del Disturbo di dismorfismo corporeo. Sfogliando una rivista fui attratta dal titolo di un articolo : – Mi sento troppo brutta per vivere-. Mentre iniziavo a leggere sperimentavo come un senso di rivelazione, perché mi rivedevo in questa malattia. All’improvviso non ero sola, non ero pazza”.

Alcune persone fanno fatica a riconoscersi questo disturbo … io, al contrario, non avevo dubbi. Decisi di consultare uno psicologo e le cose cambiarono. Oggi, anche se alcuni giorni faccio fatica e mi sento frustrata perché ritengo di non essere“presentabile”, riesco a tenere sotto controllo i miei demoni ed a trarre piacere dalla mia quotidianità. È un processo lento, è come riprogrammare il cervello e pensare in modo diverso, ma ne vale la pena!”

Disturbo di dismorfismo corporeo

 

Le persone con disturbo di dismorfismo corporeo sviluppano costanti preoccupazioni per la presenza di difetti o imperfezioni che percepiscono nel loro aspetto fisico. A causa di queste imperfezioni si convincono di essere essere brutte, non attraenti, anormali o deformi. Occorre sottolineare che le imperfezioni percepite sono lievemente osservabili o appaiono del tutto irrilevanti alle altre persone.

Occorre sottolineare che le imperfezioni percepite sono lievemente osservabili o appaiono del tutto irrilevanti alle altre persone. Le preoccupazioni possono essere focalizzate su una più aree corporee come la pelle (per es., per­cepire acne, cicatrici, rughe, grinze, pallore), i capelli o i peli (per es., “diradamento” dei capelli o eccessiva peluria corporea o facciale) il naso (per es., la grandezza o la forma) o possono riguardare una percepita asimmetria di alcune parti del corpo. Tuttavia, qualsiasi parte del corpo può essere oggetto di preoccupazioni (per es., occhi, denti, peso, stomaco, seno, gambe, dimensione o forma del viso, labbra, mento, sopracciglia, genitali). Le persone con questo disagio sviluppano numerosi comportamenti ed azioni mentali (ad esempio confrontare) in risposta alle preoccupazioni. Tali comportamenti – che la persona non riesce a bloccare – hanno l’obiettivo, a breve termine, di placare l’ansia attraverso la rassicurazione, ma tipicamente ne aumentano l’intensità nel medio e lungo periodo e comportano un dispendio di tempo importante (verificandosi, in media, per 3-8 ore al giorno). I comportamenti automatici più comuni riguardano:

il confronto del proprio aspetto con quello degli altri;

il controllo ripetuto allo specchio o su altre superfici riflettenti dei difetti percepiti;

il dedicarsi ecces­sivamente alla cura di sé (per es., pettinarsi, truccarsi, rasarsi, depilarsi o strapparsi peli);

il camuffarsi (per es., applicarsi ripetutamente il trucco o coprire le aree non gradite con cappelli, abiti, trucchi o i capelli);

la richiesta ad altre persone di rassicurazioni su come appaiono le imperfezioni percepite;

il toccarsi le aree non gradite per controllarle;

l’eccessivo esercizio fisico o sollevamento pesi;

la ricerca di trattamenti estetici.

Esiste una forma di dismorfismo corporeo denominato muscolare che si verifica quasi esclusivamente nei maschi e consiste nella preoccupazione riguardo all’idea che il proprio corpo sia troppo piccolo o insufficientemente snello o muscoloso. Un elemento importante di valutazione della gravità del disturbo consiste nell’esame del livello di consapevolezza del disturbo (insight) che mediamente è scarso nelle persone con questa difficoltà, ma può essere del tutto assente nelle situazioni più gravi (caratterizzate da veri e propri deliri). Negli individui con disturbo di dismorfismo corporeo delirante sono presenti maggiori tendenze allo sviluppo di idee suicidarie e di tentativi di suicidio .

I sintomi precursori del disturbo sono evidenti anche a all’’età di 12 o 13 anni. L’età medi di insorgenza è di 15 anni. In due terzi degli individui l’esordio del disturbo avviene prima dei 18 anni. Se non adeguatamente trattato con interventi psicoterapeutici evidence-based il disturbo di solito ha un decorso cronico. Le caratteristiche del disturbo appaiono simili nei bambini/adolescenti e negli adulti. A causa delle preoccupazioni le persone con questo disturbo presentano una compromissione del loro funzionamento psicosociale (lavorativo, scolastico, personale e familiare) che può essere moderato (per es., evitamento di alcune situazioni sociali) o molto grave e invalidante (per es., essere completamente costretti in casa). Circa il 20% dei giovani con disturbo di dismorfismo corporeo presenta abbandono scolastico. In alcuni casi le persone con queste difficoltà si auto esiliano, barricandosi in casa a volte anche per anni.

La prevalenza tra gli adulti statunitensi è del 2,4% con percentuali poco dissimili tra maschi e femmine. In europa l’attuale prevalenza è di circa 1’1,7-1,8%. Femmine e maschi sembrano avere più somiglianze che differenze per quanto riguarda la maggior parte delle caratteristiche cliniche. Tuttavia, i maschi hanno più probabilità di avere preoccupazioni legate ai genitali, e le femmine hanno più probabilità di avere un disturbo alimentare in comorbilità.

Gli aspetti maggiormente studiati al fine di comprendere le cause del disturbo fanno riferimento a fattori di rischio :

ambientali (alti tassi di trascuratezza ed abuso durante l’infanzia);

genetici e fisiologici (prevalenza elevata del disturbo nei parenti di primo grado di persone con disturbo ossessivo-compulsivo);

individuali\temperamentali (bassa autostima, perfezionismo, anomalie del processamento visivo – con una propensione ad analizzare e codificare dettagli piuttosto che aspetti di configurazione generale dello stimolo visivo – ed una propensione per interpretazioni negative e minacciose delle espressioni facciali e degli scenari ambigui).

Interventi e trattamenti

 

Tra i trattamenti basati sull’evidenza dei risultati oggi disponibili, le linee guida internazionali suggeriscono :

La terapia cognitivo-comportamentale (attraverso la terapia standard oppure l’utilizzo di materiali di auto-aiuto) che mira a sviluppare nella persona specifiche abilità pratiche per ridurre i comportamenti di controllo e l’ansia connessa alle preoccupazioni per la propria immagine e per il proprio corpo. Particolarmente utili risultano le tecniche di esposizione e prevenzione della risposta, attraverso le quali la persona viene guidata dal terapeuta a fronteggiare le ossessioni ed affrontare le situazioni ansiogene senza ricorrere ad evitamenti o comportamenti compulsivi (come i ripetuti controlli);

la terapia farmacologica, da sola in combinazione con la terapia cognitiva comportamentale, generalmente a base di antidepressivi.

Bibliografia

 

Challis (2013). Understanding body dysmorphic disorder. Published by Mind To be revised 2016.

American Psychiatric Association (APA, 2013). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM–5)

Aaron T. Beck. In superficie c'è molto più di quel che sembra
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