Aaron T. Beck. In superficie c’e’ molto piu’ di quel che sembra

13th Giu 2019, author: M.Bruscella

Aaron Beck, psichiatra e psicoterapeuta americano, si è orien­tato fin dai suoi primi studi verso la conoscenza di ciò che nell’individuo è conscio ed emerge in superficie, invece di con­centrarsi sugli aspetti inconsci e nascosti in profondità. L’avvento del cognitivismo clinico ha permesso di superare la dicotomia tra psicoanalisi e comportamentismo, aprendo la strada a una “terra di mezzo” che ha avvicinato queste due concettualizzazioni. Beck ha fatto da pioniere nel campo della terapia cognitiva, grazie alla sua attenta ricerca e ai suoi metodi terapeutici innovativi. La sua terapia è stata ampiamente studiata e dichiarata efficace in più di quattrocento studi clinici e può essere utilizza­ta su pazienti di qualunque età, dai bambini in età prescolare agli adulti in età avanzata, così come sulle coppie, nelle famiglie e in gruppo. Secondo l’Associazione americana di psicologia, Beck rap­presenta uno dei cinque psicoterapeuti più influenti di tutti i tempi.

Aaron Temkin Beck nasce il 18 luglio 1921 a Providence, nello Stato del Rhode Island. È il più piccolo di tre fratelli, il padre svolge il mestiere di tipografo e ha degli ideali di stampo fortemente socialista; la madre è una donna piuttosto autoritaria, nota per i suoi estremi e repentini sbalzi d’umore. I genitori di Beck appartengono alla minoranza di immi­grati ebrei sovietici, che approfittano delle politiche migratorie degli anni Ottanta e Novanta dell’Ottocento per lasciarsi alle spalle la Russia e trasferirsi negli Stati Uniti, cercando una nuova prospettiva di vita ed evitando di rientrare nei quasi due milioni di ebrei sterminati dai nazisti tedeschi durante la Se­conda guerra mondiale. Prima della sua nascita, la famiglia di Beck deve affrontare la scomparsa di ben due sorelle, causata da un’epidemia di in­fluenza, e questi due dolorosi eventi gettano inevitabilmente la madre in una profonda depressione.

L’infanzia di Beck trascorre in maniera piuttosto lineare, è infatti quella di un tipico bambino americano che ha la fortuna di appartenere a una famiglia borghese: il suo tempo scorre tra scuola, sport e associazioni di boy scout. All’età di Otto anni il piccolo Aaron ha la sfortuna di soffrire di una malattia potenzialmente letale, causata da un’infezione da stafilococco a un braccio rotto che gli causa non poche diffi­coltà. E in questo pe­riodo che sviluppa una certa fobia degli ospedali e del sangue, persino del suo odore, che arriva a provocargli dei mancamenti. Beck riesce tuttavia sorprendentemente a superare queste paure da solo, gestendole in maniera razionale. Proprio l’esperienza della malattia lo indirizza, anche in futuro, verso la ricerca di soluzioni che mirino ad affrontare le proprie paure e difficoltà, e diversi anni dopo, sempre grazie a tale vissuto, arriva a elabo­rare la sua personale teoria cognitiva.

Beck frequenta l’Università Brown con risultati brillanti e consegue la laurea magna cum laude nel 1942. Beck continua poi i suoi studi iscrivendosi alla facoltà di Me­dicina dell’Università di Yale, dove termina il suo percorso accademico laureandosi nel 1946. Specializzatosi inizialmente in neurologia, a causa del suo apprezzamento dell’estrema preci­sione ditale disciplina, Beck decide di cambiare strada dopo un semestre di pratica nel campo della psichiatria. Sebbene abbia inizialmente delle riserve, si fa travolgere completamente dal fascino della psicoanalisi. Nel 1950 sposa Phyllis W. Beck, la prima donna magistra­to alla Corte d’appello della Commonwealth di Pennsylvania. Da lei ha quattro figli: Roy, Dan, Alice e Judith; quest’ultima è di fatto una dei suoi successori principali nel campo di studi da lui inaugurato.

Sebbene abbia qualche riserva su Freud e la sua psicoana­lisi, Beck frequenta il Philadelphia Institute of Psychoanalysis, laureandosi nel 1958. Nel 1954 entra nel dipartimento di Psi­chiatria dell’Università della Pennsylvania, dove è professore emerito di Psichiatria dal 1992. Sebbene non condivida la concezione che Freud ha dell’incon­scio dell’uomo, affermando che “in superficie c’è molto più di quel che sembra”, Beck comincia la sua ricerca per supportare in maniera empirica le teorie di Freud.

All’inizio degli anni Sessanta, nel periodo tra 1960 e 1964, Beck sviluppa la sua terapia cognitiva. Nel corso del suo lavo­ro sulla depressione inventa il Beck Depression Inventory, che conferma il suo approccio empirico alla terapia e che diventerà poi una scala di misura nota a livello mondiale, ancora oggi utilizzata nella clinica e nella ricerca. Nonostante Beck abbia concluso con successo il suo percor­so di studi a Philadelphia, nel 1960 l’American Psychoanalytic Institute rifiuta la sua richiesta di adesione, mostrando un certo scetticismo verso i successi che Beck affermava di ottenere con la terapia breve e invitandolo a mettere in pratica ulteriori te­rapie avanzate; tale strategia, utilizzata dall’Istituto con lo sco­po di conservare una certa ortodossia nell’insegnamento, viene fortemente criticata da Beck.

I primi articoli scritti da Beck sulla teoria cognitiva della de­pressione, pubblicati nel 1963 e nel 1964 negli Archives of Generai Psychiatry, portano avanti l’approccio psichiatrico della psicolo­gia dell’Io, modellando inoltre i concetti di pensiero realistico e scientifico legati alla nuova psicologia cognitiva. In una serie di articoli di ricerca Beck identifica il contenu­to ideativo distintivo della depressione e, in seguito, dell’ansia. Sebbene il suo intento iniziale fosse quello di valorizzare gran parte dei principi fondamentali della psicoanalisi, si sorprende del suo stesso lavoro, che lo porta a conclusioni completamente diverse. Da quel momento in avanti, Beck e i suoi collaboratori disseminati ovunque conducono ricerche sull’efficacia di questa tipologia di terapia cognitiva per affrontare in maniera breve ed efficace un ampio ventaglio di disturbi, tra cui la depressio­ne, l’ansia, i disturbi di personalità, l’abuso di sostanze, ed in tempi più recenti anche la schizofrenia o il dolore cronico.

La squadra di Beck sviluppò anche delle scale di misura per le intenzioni e ideazioni suicidarie. Riconoscendo l’importante relazione esistente fra disperazione e suicidio, infatti, Beck ope­ra una distinzione tra quei pazienti che, nonostante la depres­sione, sperano che le cose possano migliorare, e quei pazienti nei quali la speranza viene meno, diventando particolarmente vulnerabili al suicidio.

Nel 1976 collabora con la psicologa americana Maria Kovacs per l’elaborazione del Children’s Depression Inventory, prevalentemente sul modello del Beck Depression Inventory. Nel pe­riodo che va dal 1970 al 1980 Beck comincia a concentrarsi in particolare sul disturbo dell’ansia. Lavora fino agli anni Novanta a nuovi campi di applicazione come la tera­pia di coppia, i disturbi di personalità e l’abuso di sostanze.

A metà degli anni Sessanta conosce Albert Ellis, scoprendo il suo importante e affascinante pensiero: una teoria pragmatica nella quale vengono utilizzati pensieri ed emozioni in maniera diretta e il cui scopo finale è riconoscere gli elementi ritenuti disfunzionali. È così che nasce per Beck quel processo di sviluppo e integrazione della terapia che oggi chiamiamo cognitiva. Nel 1967 pubblica il primo dei suoi rivoluzionari libri sulla depressione, e tre anni dopo scrive un articolo di particolare ef­ficacia sull’integrazione della terapia cognitiva con quella com­portamentale. Beck sottolinea infatti l’importanza della ricerca empirica, seguendo il metodo di studio dei comportamentisti, basato sulla misurazione degli esiti.

La fondazione Albert e Mary Lasker di New York conferisce a Beck il Premio Lasker-DeBakey per la ricerca medica clinica nel 2006, “per lo sviluppo di una terapia cognitiva che ha trasforma­to la comprensione e il trattamento di molte condizioni psichiche, tra cui la depressione, le manie suicide, l’ansia generalizzata, gli attacchi di panico e i disturbi alimentari”. Nel 2007 viene no­minato membro dell’American Academy of Arts and Sciences. Beck ricopre ruoli onorari in diverse accademie americane, tra cui l’Academy of Cognitive Therapy di Philadelphia, che com­prende più di settecentocinquanta terapeuti cognitivi sparsi in tutto il mondo.

Bibliografia

 

Capire la Psicologia (2018). Aaron Beck. La psicoterapia cognitiva. Hachette

A. Matteo Bruscella (2019). Aaron T. Beck. In superficie c’è molto più di quel che sembra.

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