I bisogni speciali in eta’ evolutiva

14th Giu 2019, author: M.Bruscella

I bambini e gli  adolescenti con bisogni speciali vivono una situazione particolare, che li ostacola dell’apprendimento e nello sviluppo: questa situazione può essere a livello organico, biologico, oppure familiare, sociale, ambientale o contestuale. Queste situazioni causano direttamente o indirettamente difficoltà, ostacoli o rallentamenti nei processi di apprendimento che dovrebbero svolgersi nei vari contesti. Queste difficoltà possono essere globali e pervasive (si pensi all’autismo) oppure più specifiche (ad esempio nella dislessia), settoriali (disturbi del linguaggio, disturbi psicologici d’ansia, ad esempio), gravi o leggere, permanenti o transitorie.

Si potrebbe dire che ogni bambino può incontrare nella sua vita una situazione che gli crea bisogni speciali; dunque è una condizione che ci riguarda tutti e a cui siamo tenuti a rispondere in modo adeguato. Bambini ed adolescenti con bisogni speciali hanno bisogno infatti di interventi individualizzati, tagliati accuratamente su misura della loro situazione di difficoltà e dei fattori che la originano e/o mantengono. Questi interventi possono essere ovviamente i più vari nelle modalità (molto tecnici o molto informali), nelle professionalità coinvolte, nella durata, nel grado di «mimetizzazione» all’interno delle normali attività scolastiche.

Bambini ed adolescenti con diagnosi mediche

 

In determinati casi esiste, ovviamente, una precisa diagnosi medica che individua la patologia di cui soffre il bambino o l’adolescente e spesso ne individua l’origine organica. La struttura corporea e alcune funzioni corporee potrebbero essere compromesse, in modo transitorio o irreversibile.

Svantaggio o deprivazione sociale

 

In altre situazioni, bambini ed adolescenti, potrebbero avere difficoltà che non corrispondono agli elenchi di sintomi dei manuali diagnostici, la loro situazione potrebbe sfuggire a questi criteri scientifici. Un primo tipo di situazione è quello definibile «svantaggio e deprivazione sociale»: alunni che sono cresciuti in situazioni familiari/sociali povere, marginali, in contesti degradati.

Fragilita’  linguistiche e culturali

 

Un secondo tipo situazione è quello che caratterizza il bambino o il ragazzo per qualche aspetto in difficoltà sono quelli con provenienza e bagaglio linguistico e culturale diverso: alunni migranti, figli di migranti, profughi, rifugiati, figli di immigrati di recente stabilizzazione, e così via.

Famiglie multiproblematiche

 

Ci sono poi bambini ed adolescenti che vivono in una famiglia difficile (multiproblematica, abusante, densa di conflitti e di dinamiche invischianti e produttrici di patologie ; alcuni dei familiari possono avere patologie psichiatriche anche gravi, condotte antisociali o criminali, e così via).

Disagio Psicologico

 

Altri bambini o adolescenti invece portano in sé difficoltà psicologiche che però non sono di gravità tale da giustificare pienamente una diagnosi di psicopatologia: autostima particolarmente bassa, oppure stati d’ansia poco controllati, scoppi di forte collera, scarsa tolleranza alla frustrazione, bassa motivazione intrinseca e poca curiosità, povera immagine di sé e scarse prospettive per il futuro, pochi obiettivi, pochi desideri e interessi.

Bambini con disturbi del neurosviluppo (DSM-V)

 

I disturbi del neurosviluppo costituiscono un gruppo di difficoltà specifiche di tipo neuropsichiatrico in età evolutiva. I disturbi si manifestano tipicamente nelle prime fasi dello sviluppo, spesso prima che il bambino inizi la scuola primaria e la loro principale caratteristica è la presenza di un deficit o di un’alterazione nell’acquisizione delle competenze che può interessare diverse aree evolutive (cognitiva, neuropsicologica, affettiva).

Al loro interno il deficit si può esprimere con una compromissione generale come nelle disabilità intellettive, con una distorsione che investe il funzionamento globale come nei disturbi dello spettro dell’autismo, con deficit specifici in singole aree come nei disturbi della comunicazione, del movimento, dell’attenzione con o senza iperattività e, infine, dell’apprendimento

Le variabili cliniche, che accomunano i disturbi del neurosviluppo possono essere così riassunte:

insorgenza non sempre prevedibile e riconoscibile ed eziologia spesso indefinita, aspetti che concorrono a rendere molto complesso il processo di individuazione, rappresentazione ed elaborazione del disturbo;

trasformabilità del disturbo che si manifesta nel corso della sua evoluzione in rapporto alle fasi della crescita e alle richieste esterne, e che modifica costantemente l’assetto psicologico del bambino, le sue risposte ed i suoi comportamenti;

possibile compresenza di difficoltà cognitive, neuropsicologiche ed emotive che impone un’osservazione multiassiale e interventi terapeutici ed educativi articolati e mirati, di volta in volta, sugli aspetti patologici più significativi;

necessità di una presa un carico continuativa nell’arco di tutta l’età evolutiva, diversamente modulata nei tempi e nei modi, che preveda la collaborazione di varie figure professionali.

I Disturbi del neurosviluppo sono caratterizzati da processi che alterano le traiettorie di sviluppo tipico del cervello (Andrews et al., 2009), hanno un esordio nel periodo dello sviluppo e causano una compromissione del funzionamento personale, sociale, scolastico. La gravità dei deficit è associata alla variabilità delle limitazioni che il disturbo definisce fino alla compromissione globale delle abilità sociali o dell’intelligenza. Hanno frequentemente un grado di comorbilità tra loro e alcuni si presentano con eccessi o deficit e ritardi nel raggiungimento della tappa di sviluppo attesa. In questo nuovo raggruppamento sono stati inseriti i disturbi elencati di seguito (DSM-V, 2013)

La Disabilità intellettiva che è caratterizzata da deficit cognitivi come il ragionamento, il problem-solving, la pianificazione, il pensiero astratto, la capacità di giudizio e l’apprendimento. I deficit, che ne comporta, causano una significativa compromissione del funzionamento adattivo, al punto tale da non soddisfare gli standard di autonomia e di responsabilità in uno o più aspetti della vita quotidiana;

I Disturbi della comunicazione che comprendono i Disturbi del linguaggio, il Disturbo fonetico-fonologico e il Disturbo della comunicazione sociale (pragmatica) caratterizzati da deficit dello sviluppo del linguaggio dell’eloquio e della comunicazione sociale; il Disturbo della fluenza (balbuzie) con esordio nell’infanzia caratterizzato invece da anomalie della normale fluenza e dell’articolazione della parola; tali disturbi si manifestano precocemente e possono produrre danni funzionali permanenti;

Il Disturbo dello spettro autistico che è caratterizzato da deficit persistenti nella comunicazione sociale e dell’interazione sociale e dalla presenza di un repertorio di comportamenti, interessi o attività limitato e ripetitivo; i sintomi possono cambiare nello sviluppo ed essere mascherati con meccanismi compensatori.

Il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) che è caratterizzato da livelli invalidanti di disattenzione (che si manifesta con l’incapacità di mantenere l’attenzione su un compito o l’apparente mancanza di ascolto) disorganizzazione e/o iperattività-impulsività (eccessiva agitazione, incapacità a rimanere seduti o di aspettare; i sintomi eccessivi per età e livello di sviluppo;

Il Disturbo Specifico dell’Apprendimento che è caratterizzato da deficit nella capacità di percepire o elaborare informazioni in maniera efficiente ed accurata; la prestazione dell’individuo nelle abilità scolastiche di base (lettura, scrittura e calcolo) è significativamente al di sotto della media per l’età o sono raggiunti livelli accettabili solo attraverso sforzi straordinari;

I Disturbi del movimento che comprendono il Disturbo dello sviluppo della coordinazione (deficit dell’acquisizione e dell’esecuzione delle abilità motorie che si manifesta con goffaggine e lentezza o imprecisione delle attività motorie), il Disturbo da movimento stereotipato (comportamenti motori ripetitivi, apparentemente intenzionali e finalistici come ad esempio dondolarsi battersi la testa), i Disturbi da tic (presenza di tic motori e vocali, che sono movimenti stereotipati o vocalizzazioni improvvisi, rapidi, ricorrenti e non ritmici).

Bambini ed adolescenti con disturbi emozionali e problemi di comportamento

I problemi esternalizzati

 

Un bambino o un adolescente con problemi di comportamento manifesta difficoltà che appartengono alla sfera dei cosiddetti problemi esternalizzati. Si tratta di problemi che, come il termine lascia supporre, si contraddistinguono per il fatto che il disagio del bambino o dell’adolescente si riversa verso l’esterno, provocando una situazione di disturbo nell’ambiente circostante. Le principali caratteristiche del bambino o dell’adolescente con problema esternalizzato sono le seguenti: pretesa che i bisogni personali abbiano la precedenza sui bisogni degli altri; ricorso all’aggressività per ottenere ciò che vuole; oppositività e trasgressione di norme sociali e legali.

La presenza dei problemi esternalizzati non esclude la presenza di un concomitante problema internalizzato e viceversa: alcuni soggetti presentano entrambi i tipi di problemi. Pensiamo, ad esempio, a un ragazzo depresso o molto ansioso, che può al tempo stesso manifestare frequenti comportamenti aggressivi verso i coetanei.

Se ci riferiamo alle categorie diagnostiche ufficiali, le principali problematiche esternalizzate del bambino e dell’adolescente sono:

Disturbo oppositivo provocatorio: che si caratterizza per la manifestazione da parte del minore di : violazione di regole, attacchi di collera, polemizzazione con gli adulti, uso di parolacce, disturbare, attribuire ad altri le cause dei propri comportamenti; i primi segnali che indicano la presenza di questo disturbo si manifestano prima degli 8 anni e possono essere identificati già verso i 5-6 anni;

Disturbo della condotta : caratterizzato dalla manifestazione di persistenti comportamenti di : violazione di diritti degli altri e di norme di convivenza; tali modalità di comportamento emergono nell’ambiente familiare, scolastico e nella comunità (aggressività fisica o violenza sessuale, furti, fughe da casa, marinare la scuola ecc.); il disturbo della condotta è poco frequente al disotto degli 8 anni di età e ciò che lo differenzia dal disturbo oppositivo provocatorio è soprattutto la presenza di manifestazioni molto accentuate di aggressività e di comportamenti devianti.

Fortunatamente non tutti i problemi di comportamento assumono la connotazione di un vero e proprio disturbo. Si parla di disturbo del comportamento solo quando: il comportamento assume caratteristiche estreme che tendono a cronicizzarsi, cioè non scompaiono in poco tempo e quando il comportamento provoca conseguenze nocive per il soggetto stesso e/o per altre persone.

I problemi internalizzati

 

Spesso mal interpretati o trascurati tra le problematiche dell’età evolutiva, i problemi internalizzati costituiscono una specifica tipologia di difficoltà emotive e comportamentali. Il termine internalizzati indica anche che i problemi in questione sono per lo più sviluppati e mantenuti all’interno dell’individuo. Si tratta, di conseguenza, di problemi difficili da individuare esclusivamente con un’osservazione esterna. Le quattro tipologie principali di disturbo internalizzato sono descritte di seguito

Ansia . L’ansia differisce da molti altri sintomi psicologici, in quanto può essere un disturbo di per sé oppure il sintomo di qualche altro disturbo (ad esempio del disturbo depressivo maggiore). I disturbi d’ansia rientrano in una categoria molto vasta, all’interno della quale i sintomi specifici possono variare notevolmente, ma hanno anche elementi comuni. Tutti i disturbi d’ansia coinvolgono solitamente tre tipologie di sintomi: stati d’animo soggettivi (ad esempio, disagio, paura, terrore); comportamenti manifesti (quali evitamenti e fughe); reazioni fisiologiche (come nausea, tremori, sudorazione e innalzamento generale dell’arousal).

Depressione. La depressione è il più conosciuto ed evidente tra i problemi internalizzati. Negli ultimi anni, infatti, diversi governi, hanno attribuito alla ricerca e all’intervento sulla depressione in età evolutiva. Ciò è dovuto al fatto che si è registrato un abbassamento dell’età di esordio della depressione: venticinque anni fa, l’età media di inizio del disturbo era intorno ai 29 anni, oggi è intorno ai 14. Attualmente, la depressione maggiore è una delle cause più frequenti di morte (si pensi ai suicidi tra i giovani) o di altre condizioni di forte disagio e si prevede che tra venti anni sarà il disturbo psicologico più diffuso a livello mondiale.

Ritiro sociale. Solitamente si considera il ritiro sociale come parte di un altro problema internalizzato, ad esempio ansia o depressione, non un problema in se stesso. Ma studi sulla classificazione dei problemi hanno evidenziato come il ritiro sociale costituisca uno specifico cluster di problemi internalizzati. Il ritiro sociale può essere un tratto stabile o passeggero caratterizzato da comportamenti quali l’evitamento attivo da parte del bambino o dell’adolescente della compagnia altrui; la scarsa responsività alle iniziative sociali dei coetanei e la manifestazione di specifici deficit comportamentali in sociali (ad es. fare e mantenere amicizie).

Problemi psicofisiologici. I problemi psicofisiologici per definizione sono lamentele di fastidi, malattie o dolori fisici che non hanno una base medica accertata. Si può presume: quindi che tali sintomi siano causati da disagio emotivo e che la loro natura sia psicologica piuttosto che squisitamente fisica. Ciò non significa che si tratti di problemi immaginari: il disagio è reale quanto quello causato da problemi che hanno una causa fisica nota.

Altri problemi psicologici

Bassa autostima. L’autostima si compone di due elementi: il concetto di sé, ossia, l’immagine globale che l’individuo ha di se stesso e la valutazione delle caratteristiche che rientrano in tale immagine

Problemi scolastici. Il bambino o il ragazzo che soffre di gravi o moderati problemi interna­lizzati può sviluppare anche difficoltà scolastiche (ridotta capacità di concentrazione,. basse energie psicofisiche, bassa motivazione). Di solito, la valutazione del concetto di sé avviene sulla base di modelli ideali di riferimento. Se il concetto di sé di una persona non è in accordo con gli standard che si propone, allora ne deriverà un basso livello di autostima.

Scarse relazioni sociali. Le difficoltà con i pari possono essere sia causa che conseguenza di problemi internalizzati quali ansia o depressione. Alcuni modelli teorici concordano sulla stretta interconnessione tra depressione, ansia e problemi in ambito sociale.

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Bibliografia

 

A Geraci (a cura di) AA. VV. (2018). I disturbi del neurosviluppo. Descrizione, trattamenti e indicazioni per gli insegnanti – Franco Angeli, Milano, Italy

Piccolo (2018). Disturbi del neurosviluppo e sistemi di classificazione. Una prospettiva psicoeducativa della neuropsichiatria infantile. Youcanprint

Di Pietro E. Bassi (2013). L’intervento cognitivo comportamentale per l’età evolutiva. Strumenti di valutazione e tecniche per il trattamento. Edizioni Erickson

American Psychiatric Association (APA) 2013. Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (Dsm5)

Ianes. S. Cramenotti (2009). Il Piano educativo individualizzato. Progetto di vita. Volume 1. La metodologie e le strategie di lavoro

A.M. Bruscella (2019). I Bisogni speciali in eta’ evolutiva

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