18 spunti di riflessione per chi si trova all’interno di una interazione educativa con un bambino

06th Giu 2019, author: M.Bruscella

Probabilmente nessuno penserebbe di poter insegnare la matematica ad un bambino senza saper eseguire le quattro operazioni. Sarebbe altrettanto difficile per un adulto insegnare ad un bambino come sviluppare nuove abilità cognitive e sociali o gestire le emozioni negative se non avesse acquisito egli stesso una certa padronanza con tali abilità. Nell’intervento psicologico ed educativo in infanzia ed adolescenza qualsiasi competenza tecnica dovrebbe essere filtrata da alcuni atteggiamenti generali verso la trasmissione di contenuti. In particolare l’adulto, a prescindere dalla sua competenza tecnica e professionale, dovrebbe essere costantemente impegnato in un processo di auto-comprensione ed auto-trasformazione della propria emotività negativa, dei propri modi di pensare abituali (e spesso irrazionali) di ostacolo al rapporto con il bambino. Di seguito ho elencato 18 regole che ritengo importanti nell’interazione educativa e che cerco di seguire nella mia esperienza professionale.

Cosa fare, cosa non fare

 

1.non parlate del bambino in sua presenza: se parlate in presenza del bambino, parlate CON il bambino;

2.non mentite: potete glissare su cose difficili, ma non dite sciocchezze che vi faranno trovare in difficoltà; date spiegazioni se il bambino ve le chiede;

3.non perdete il controllo; non si può insegnare a stare calmi mentre si perde la calma;

4.non negate : se il bambino vi porta contenuti difficili o negativi, non minimizzateli e non li negate, perché se non siete in grado voi di reggerli, come può farlo lui che è così piccolo?

5.non reagite in modo incoerente con il bambino; ciò accade quando gli stessi comportamenti provocano nell’adulto reazioni diverse a seconda del suo umore e del suo stato d’animo;

6.non provate a costringere, convincere, persuadere: semplicemente, non otterrete niente, quello che proponete deve essere appetibile agli occhi del bambino;

7.non siate succubi, passivi, o aggressivi: definite le regole: potete ignorare quello che è possibile ignorare, ma non siate tolleranti nei confronti dell’aggressività; tre regole tassative per il bambino dovranno essere : non puoi farmi male, non puoi farti male, non puoi distruggere gli oggetti; siate autorevoli, definiti, flessibili ma chiari;

8.non siate squalificanti, punitivi, umilianti: non accettare alcuni comportamenti del bambino, non significa non accettare il bambino! offrite al bambino la possibilità di sentirsi con voi “fondamentalmente buono”; non fate confronti fra il bambino e gli altri. Non prestate molta attenzione ai comportamenti indesiderabili del bambino, lesinando attenzione e gratificazione ai comportamenti desiderabili, per quanto sporadici possano essere;

9.non adulate o “influenzate” il bambino; non cercate per forza di rendervi simpatici: fornire un chiaro feedback al bambino è molto differente che lodare eccessivamente e a sproposito; non spingete le risposte in una particolare direzione (fare questo non è affatto facile, perché in genere non viene fatto consapevolmente!);

10.non fate giochi di parole o altri scherzi che il bambino non capisce; i bambini sono molto sensibili alla possibilità di sentirsi presi in giro, minimizzare o scherzare su cose gravi può non essere una buona idea, inoltre a volte i bambini non hanno raggiunto la comprensione del“meccanismo” dell’ironia: fare dell’ironia, può essere un modo di non vedere il bambino;

11.non tendete al bambino dei tranelli; non lo spingete a “confessare” qualcosa, a convenire sul fatto di essersi comportato male, oppure a dire che avete ragione voi a nessuno piace ammettere di aver perso, se fate notare al bambino che avete vinto voi, lo state umiliando;

12.non sentitevi superman; se siete in difficoltà, se fate uno sbaglio, se non sapete qualcosa o non capite, ammettetelo e cercate di porre rimedio, ma senza ribaltare il carico della vostra difficoltà sul bambino;

13.non siate noiosi o “didattici”; il bambino che si diverte e che sta bene con voi è un bambino che tornerà da voi, che apprende, che migliora;

14.non vi sostituite a lui; non decidete quali dovrebbero essere i suoi desideri, o come si sente ecc. se non potete chiederlo, fate ipotesi, osservando;

15.non chiedete al bambino prestazioni impossibili;

16.non date per scontato che il bambino abbia dei buoni motivi per cambiare; al contrario, partite dall’idea che ha degli ottimi motivi per essere così com’è; se volete che abbia buoni motivi per cambiare, cominciate a darglieli voi;

17.non compiacetevi di quanto il bambino è legato a voi; spingete il bambino all’autonomia o, se è piccolo, aiutate i suoi genitori a essere i suoi punti di riferimento; il vostro obiettivo è che il bambino si faccia carico di sé stesso, nel futuro, ovvero che faccia a meno di voi

18.non abbiate fretta; vi state prendendo cura del bambino; qualunque altro obiettivo è secondario.

Due parole sulla punizione

 

La punizione fisica (o la minaccia), tecnicamente, è una stimolazione avversiva (negativa) che, quando avviene in risposta ad un comportamento, ne riduce la probabilità di comparsa nel tempo. La punizione “in natura” quando è efficace ha le seguenti caratteristiche: è forte, è immediata, avviene sempre (Esempio: bruciarsi mettendo la mano sul fuoco). Tuttavia la cosiddetta “punizione” quando è utilizzata dall’essere umano non ha – fortunatamente – mai le caratteristiche della punizione “in natura”. Se va bene, la punizione è inutile, ovvero non serve a far cessare un comportamento indesiderato e non insegna il comportamento adeguato; se va male, la punizione è dannosa perché è soggetta ad imitazione, è soggetta ad escalation, produce ansia, induce ambivalenza nei confronti delle figure di accudimento e danneggia la relazione; inoltre può produrre danni fisici ed emotivi. In sintesi la punizione non è etica. Ma se questo non dovesse interessare gli educatori (!) basterebbe sapere che semplicemente la punizione non funziona! (con voi ha mai funzionato? Sì, una volta! Ve la ricordate? vi ricordate come vi siete sentiti? … ). Quindi perché gli adulti minacciano e puniscono? Gli adulti minacciano e puniscono perché sono arrabbiati! Allora, che fare? Fermarsi, calmarsi e ragionare quando succede qualcosa che non va; non essere soli, confrontarsi e chiedere aiuto serve ad essere meno arrabbiati; essere informati e informare gli altri sia sugli aspetti negativi della punizione, sia su tutte le possibilità alternative di risposta (che esistono e sono ben documentate all’interno delle strategie di modificazione del comportamento).

Ulteriori spunti di riflessione …

 

Non potete (ancora) interagire educativamente con i bambini …

se i bambini non vi piacciono, se vi imbarazzano o vi infastidiscono o se vi fanno pena;

se pensate a priori che i loro genitori siano persone orribili che fanno cose sbagliate (che voi sapete fare meglio);

se provate rabbia, rancore o una grande tristezza quando pensate a voi da piccolo;

se siete motivati al potere, al comando, se pensate che gli altri dovrebbero fare quello che è giusto secondo voi;

se avete assolutamente bisogno di essere amati da un bambino;

se non vi sapete stupire, divertire, se non sapete ridere o giocare.

Bibliografia

 

Scott T. Meier , Susan R. Davis (2017). Guida al counseling. In 61 regole fondamentali cosa fare e non fare per costruire un buon rapporto d’aiuto. Franco Angeli

T. Gordon (2014). Genitori efficaci. Educare figli responsabili Edizioni la Meridiana – Partenze.

M. Di Pietro (1992). L’educazione razionale-emotiva. Per la prevenzione ed il superamento del disagio psicologico nei bambini. Edizioni Erickson

Leggi altri articoli

Aaron T. Beck. In superficie c'è molto più di quel che sembra
Please follow and like us:
Follow by Email
YouTube
YouTube
LinkedIn
LinkedIn
Share
Instagram